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Home Autunno

Viaggio d’autunno: Svizzy saluta la Svizzera italiana

Dopo Brissago e Ascona ci rimaneva ancora da visitare Locarno prima di lasciare il Canton Ticino in direzione della Svizzera Romanda.

by SvizzerAmo
03/11/2022
in Autunno, Prodotti tipici, Reportage, Svizzera italiana, Ticino (TI), Zone di confine
Reading Time: 6 mins read
Viaggio d’autunno: Svizzy saluta la Svizzera italiana

Locarno ha avuto una storia travagliata. In breve, è stata importante e fiorente nel Ducato di Milano come luogo di mercato, ma dal 1512, con la conquista dei Confederati svizzeri, ha un lungo periodo di declino che termina solamente nell’800, quando il Ticino diventa Repubblica e Cantone e si sviluppa l’attività turistica, favorita da un clima veramente ottimale. Di antico non è rimasto tantissimo: i resti del castello visconteo e qualche bella chiesa…

Allora è meglio concentrarsi su quello che c’è.

Uno scorcio del centro di Locarno con le sue case in stile eclettico di inizio ‘900 [Foto: ©SvizzerAmo]
Abbiamo fatto una piacevole passeggiata nel centro, tutto un saliscendi di stradine; abbiamo fatto colazione in Piazza Grande; siamo andati sul lungolago a goderci il sole e la brezza e a dare da mangiare alle paperelle e poi abbiamo preso la funicolare per salire alla Madonna del Sasso, il santuario fondato alla fine del XV Secolo in seguito a un’apparizione mariana a un frate locale.

La stazione a valle della funicolare che sale al santuario della Madonna del Sasso [Foto: ©SvizzerAmo]

Luogo di fede (con vista)

Tecnicamente il santuario non si trova nel comune di Locarno ma di Orselina, ma questo è un dettaglio di poco conto. Quello che importa sono la bellezza della chiesa e della posizione: su uno sperone di roccia, a picco su Locarno. Dalla stazione a monte della Funicolare si può poi anche salire al Monte Cardada con un secondo tratto di funivia (tra l’altro la stazione è stata progettata dal famoso architetto Mario Botta), ma noi abbiamo preferito andare a visitare il complesso. La chiesa non è grandissima ma è decorata riccamente con stucchi e affreschi piuttosto pregevoli e dappertutto spiccano gli ex-voto che testimoniano di grazie e miracoli ricevuti.

La splendida posizione dove è stata costruita la Madonna del Sasso. Di fronte le due cime del Gambarogno (a destra) e dietro il Tamaro [Foto: ©SvizzerAmo]
Prima di uscire ci ha colpito particolarmente una cappella dove è conservata l’Ultima Cena un gruppo scultoreo anch’esso di fine ‘400 che rappresenta Gesù a tavola con i suoi discepoli. È un’opera a grandezza naturale estremamente realistica. È protetta da una cancellata e i visitatori che lasciano un’offerta, sono costretti a lanciare le loro monete tra le sbarre e questo è un problema perché spesso sono gettate sulla tavola, o peggio, colpiscono le figure. Un cartello pone esplicitamente l’attenzione su questo problema, invitando a gettare le monetine sul pavimento.

Il gruppo dell’Ultima Cena attribuito allo scultore ticinese Francesco Silva (1560-1643) che ha lavorato anche in San Pietro a Roma [Foto: SvizzerAmo]
Grazie alla splendida giornata di sole, dalla terrazza porticata del convento, abbiamo goduto di una bel panorama sulla città e la regione circostante, sul delta della Maggia e il Lago Maggiore fino al confine con l’Italia verso sud e sulla valle del Ticino fino a Bellinzona verso nord.

Per tornare in centro a Locarno abbiamo deciso di scendere a piedi lungo la scalinata di Via al Sasso (sai che fantasia!!!). Un po’ per goderci con calma la vista, un po’ per far fare un po’ di movimento a Svizzy che deve mantenere la linea, e molto per vedere le cappelle della Via Crucis del Sacro Monte con i suoi gruppi scultorei. Il percorso non è lungo, circa un chilometro e mezzo ma abbastanza ripido con 190 metri di dislivello e termina proprio dietro Piazza Grande.

La ripida discesa lungo la Via Crucis. Nel territorio prealpino tra Piemonte, Lombardia e Canton Ticino ce ne sono molti di questi “Sacri monti” retaggio della Controriforma [Foto: SvizzerAmo]

Sospesi tra Svizzera e Italia

Una volta tornati in città ci siamo recati alla stazione sotterranea della FART, la famosa Ferrovia Vigezzina/Centovalli/ perché dovevamo proseguire in direzione di Ginevra, la tappa successiva del viaggio. Questa linea a scartamento ridotto è un importante collegamento internazionale tra Svizzera e Italia. Tra Locarno e Domodossola, da dove si prendono le coincidenze per Briga, Berna, Losanna e Ginevra.

Il nostro treno della ferrovia Vigezzina-Centovalli in partenza per Domodossola. La “Centovallina” è importante perché collega i due grandi assi ferroviari Nord-Sud del Gottardo e del Sempione [Foto: ©SvizzerAmo]
Nonostante il treno impieghi quasi due ore per compiere il tragitto di 52 chilometri, per la complicata morfologia della Svizzera, per andare nella Svizzera occidentale, per numero di trasbordi e orari, spesso è più comodo percorrere questa linea rispetto a quella del Gottardo.

Sicuramente ne vale la pena per la bellezza del tracciato.

Anche Svizzy si gode la bellezza del paesaggio delle Centovalli. Purtroppo i finestrini non sono l’ideale per scattare foto perché non si possono aprire [Foto: ©SvizzerAmo]
Dai finestrini ampi e puliti del vagone bianco-azzurro (peccato che non si possano aprire), ci siamo goduti lo spettacolo del treno che serpeggia da Locarno al confine italo-svizzero di Càmedo all’interno delle Centovalli, una valle verdissima, stretta ma non claustrofobica. Eravamo ancora a fine estate e la vegetazione era lussureggiante e mentre viaggiavamo pensavamo a come dovesse essere bello d’autunno, quando gli alberi cominciano a caricarsi di giallo, rosso e arancione, un “Indian Summer” alla ticinese. Infatti durante la stagione autunnale corre quello che è chiamato il “Treno del Foliage“, un iniziativa che gode di un grandissimo successo, tanto che nei fine settimana i posti sono già tutti prenotati.

Il Lago di Palagnedra è un bacino artificiale idroelettrico lungo e stretto che arriva quasi al confine italiano. Il treno lo costeggia tutto [Foto: ©SvizzerAmo]

Ci prendiamo un caffè?

Sulla strada ci siamo fermati a Intragna perché avevamo un appuntamento particolare. Fabio e Claudia Minesso gestiscono il Grotto Maggini, un classico grotto ticinese, cioè una sorta di trattoria in un ambiente alla buona, con cucina casalinga (ma spesso di alta qualità).

Al Grotto Maggini si pranza tra i sacchi di caffè [Foto: ©SvizzerAmo]
Al suo interno hanno aperto il Caffè Antico, una torrefazione che utilizza una macchina tostatrice Balestra del 1963 completamente restaurata. La sua caratteristica è quella di funzionare a legna di quercia, con tutte le difficoltà del caso per ottenere e mantenere la giusta temperatura e il tempo di tostatura, ma che conferisce un sapore particolare alla miscela.

Con questa tostatrice a legna Balestra (famosa e antica fabbrica di macchinari per il caffè, con sede vicino a Napoli) del 1963, l’Antico Caffè crea una miscela particolare [Foto: ©SvizzerAmo]
Parlando con Fabio mi ha detto che a pranzo avremmo assaggiato i famosi formaggini di capra prodotti a un paio di chilometri di distanza dal grotto da un’azienda agricola chiamata (significativamente) La capra contenta. Gentilmente mi ha accompagnato sul posto in auto. Qui, di fianco al caseificio c’è una piccola cabina di legno dove ci sono i loro prodotti in vendita. È un self-service. Ci si serve liberamente e si lasciano i soldi in una cassetta.

Gli splendidi formaggini di capra dell’azienda “La Capra Contenta” sono liberamente in vendita nel self service [Foto: ©SvizzerAmo]
A proposito di caffè, c’è una storia curiosa. La Svizzera è uno dei principali paesi esportatori di caffè, pur non producendone nemmeno un grammo. Secondo i dati ufficiali la Svizzera esporta infatti il 10% del valore del mercato mondiale, seconda solo al Brasile.

 

Il caffè è un piccolo-grande piacere [Foto: SvizzerAmo]
È una lunga storia che nasce dal 1929, quando un’importante azienda svizzera ha accettato di aiutare il Brasile a gestire il suo surplus di produzione di caffè. Dagli studi e dagli esperimenti, dal 1938 abbiamo il caffè solubile e oggi… George Clooney!!! . la Svizzera importa annualmente più di 138’000 tonnellate di caffè crudo. Di queste, circa la metà sono riesportate.

Un angolo poco conosciuto della Svizzera

Come paese Intragna è famosa per due cose: la prima è il viadotto ferroviario in ferro.

Il trenino sta per entrare a Intragna. In primo piano, a destra il viadotto ferroviario in ferro e, sullo sfondo, l’altissimo campanile [Foto: ©SvizzerAmo]
È un’arcata metallica reticolare alta 77 metri sul pelo dell’acqua del fiume Melezza e lungo 87, probabilmente l’immagine più tipica e fotografata della Ferrovia delle Centovalli. La seconda cosa è il campanile della chiesa di San Gottardo, il più alto del Ticino, ben 65 metri. Si può anche salire fino al piano delle campane, a un’altezza di 38 metri, basta chiedere le chiavi all’adiacente Museo Regionale delle Centovalli e del Pedemonte e avere il fiato per affrontare i 165 gradini in granito. Noi non avevamo il tempo materiale, perché dovevamo proseguire il viaggio fino alla lontana Ginevra (buona la scusa..), ma ci hanno assicurato che dall’alto si gode di una splendida vista a 360° sulle Centovalli, le Terre di Pedemonte e la Valle Onsernone.

Il fiume Melezza attraversa le Centovalli [Foto: ©SvizzerAmo]
E comunque, ci torneremo in zona perché è un luogo bellissimo per le escursioni a piedi e per gustare i prodotti tipici per esempio: i cicitt, che sono delle salsicce di capra lunghe e sottili, lo zincarlin, un formaggio morbido e pastoso o i dolci e la polenta fatta con la farina bóna, una speciale farina ricavata dal mais tostato prodotta solamente in Valle Onsernone.

In una ventina di minuti da Intragna si raggiunge il confine svizzero-italiano di Càmedo. Da qui il trenino si inoltra nella Val Vigezzo, altrettanto rigogliosa e bella. I paesi del versante italiano sono più grandi rispetto ai piccoli borghi del Ticino, come, per esempio, Santa Maria Maggiore che è famoso per essere il paese degli spazzacamini, come abbiamo scoperto dall’invasione della nostra carrozza da parte dei turisti che tornavano dal Raduno Internazionale Annuale dello Spazzacamino che si tiene a inizio settembre nel capoluogo vigezzino.

Nell’italiana Val Vigezzo il territorio è meno aspro [Foto: ©SvizzerAmo]
Ancora trequarti d’ora e arriviamo a Domodossola, in tempo per prendere la coincidenza per Briga, da dove poi cambieremo ancora treno per concludere il nostro lungo viaggio fino a Ginevra.

Una volta raggiunto il Lago Lemano, Ginevra non è più lontana. È stato un lungo viaggio e Svizzy non vedeva l’ora di arrivare (e non solo lui!) [Foto: ©SvizzerAmo]
Nella prossima puntata vi racconteremo della capitale del Lago Lemano…

Info:

Turismo Ascona-Locarno: www.ascona-locarno.com

Ticino Turismo: www.ticino.ch

Turismo svizzero: www.myswitzerland.com

Ferrovia Vigezzina-Centovalli: www.vigezzinacentovalli.com

Grotto Maggini/Caffè Antico: www.caffeantico.ch

Museo delle Centovalli e Pedemonte: www.museocentovallipedemonte.ch

Museo dello spazzacamino: www.museospazzacamino.it

Ringraziamenti

Per la realizzazione di questo reportage ringraziamo di cuore gli amici di:

  • Ticino Turismo, Bellinzona
  • Turismo Ascona-Locarno, Locarno
  • Turismo svizzero, Roma

 

 

 

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Tags: CaffèEnogastronomiaFerroviaFunicolareLagoProdotti tipiciSantuarioTreno

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