Svizzy, lo sappiamo, è un gran pigrone e farlo alzare presto è un problema. Ma oggi, stranamente è tutto pimpante. Sa già che ci aspetta un bel programmino e che dovrà farsi delle belle camminate e si butta volentieri sul buffet della colazione. Come fa di solito in Svizzera, rigorosamente a base di latte e Caotina (un ottimo cacao solubile) oltre a parecchie altre cose golose.
Da Poschiavo ad Alp Grüm il treno impiega una quarantina di minuti. È un tragitto in salita e il convoglio presto si inoltra nel bosco dove passa zigzagando. Poschiavo, il lago e il fondovalle si fanno sempre più lontani, piccoli e seminascosti dagli alberi. Una serie continua di stretti tornanti ce li mostra ora sul lato destro, ora su quello sinistro del convoglio. Il Sassalbo domina candido la scena sul lato sinistro e, laggiù in fondo, colpite dal sole si vedono le Alpi Orobie in Valtellina.
Gironzoliamo nei dintorni per raggiungere un punto panoramico, appena più in alto, da dove si vede tutta la Val Poschiavo e ci godiamo per un po’ la vista del Palü dalla terrazza dell’albergo/ ristorante ospitato nell’edificio della stazione. È quasi ora di pranzo e si sa che Svizzy ci tiene a certe cose. Ma per una volta dovrà rinunciare alle leccornie alpine e accontentarsi di un paio di uova sode e un pezzo di pane e formaggio perché abbiamo un appuntamento a Cavaglia dove visiteremo il Giardino dei Ghiacciai. Uno sguardo all’orologio e ci accorgiamo di avere abbastanza tempo, così prendiamo la decisione di scendere a piedi.
Cavaglia si trova tra Poschiavo e Alp Grüm e sarebbe stato più logico fermarsi prima qui per poi proseguire, però la visita guidata si effettua solo al pomeriggio da maggio a ottobre. Puntuale arriva Giovanni Lardelli, dell’Associazione Giardino dei Ghiacciai Cavaglia che ha creato e gestisce il giardino, la nostra guida alla scoperta di questo incredibile fenomeno geologico e del grande lavoro che è stato fatto per renderlo fruibile a tutti.
I più temerari possono anche scendere una lunga scala a pioli per vedere dal basso una di queste marmitte. Naturalmente Svizzy voleva a tutti i costi buttarsi a capofitto nell’avventura e non è stato facile convincerlo che forse non era proprio il caso.
Tutto il giro è lungo un po’ meno di due chilometri. Da quest’anno è stata aggiunta un’appendice al percorso. Prima di avviarsi all’uscita una breve deviazione di 180 metri porta alle passerelle costruite con grande arditezza sull’Orrido di Cavaglia creato dal torrente Cavagliasch.
È stata una giornata stancante. Abbiamo camminato molto. Congedatici da Giovanni, ci sediamo sulla panchina della stazione agli ultimi raggi del pomeriggio in attesa del treno che ci porterà al nostro alloggio. Per fortuna il viaggio dura solo 20 minuti perché il rischio di addormentarsi sulle comodissime poltrone della prima classe del Trenino Rosso era molto alto. La nostra destinazione è la stazione di Ospizio Bernina, il punto più alto della linea: 2’253 metri. E qui dormiremo perché la stazione fa anche da buffet/albergo.
Dentro l’edificio della stazione, in pietra con le imposte della finestre verniciate in un bel rosso vivace, ci accoglie Elwis Moscatello, un ragazzo pugliese, che ormai lavora qui da alcuni anni. La nostra camera non è enorme come ci si può aspettare in un rifugio di montagna ma è molto comoda e calda. Non c’è il televisore e non c’è nemmeno il wi-fi, ci aspetta una serata detox dalla tecnologia ma sarà una bellissima esperienza perché potremo imparare a conoscere il nostro ospite. Una serata come i tempi antichi quando si stava a chiacchierare, a raccontarsi; così veniamo a sapere, tra le altre cose, che è un bravo disegnatore di manga e che è un appassionato motociclista.
Dopo una giornata così abbiamo capito perché in montagna si va a letto presto. Così ci congediamo da Elwis e andiamo a riposarci per essere pronti per l’ultima tappa sulla Linea del Bernina, quella che ci porterà ancora più in alto.