
È nato austriaco, vissuto italiano e morto svizzero. Giovanni Segantini (1858-1899) è stato uno dei grandi della pittura ottocentesca e Milano lo sta celebrando con una grande mostra a Palazzo Reale dal 18 settembre 2014 al 18 gennaio 2015. L’esposizione è co-prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Skira editore, in collaborazione con Fondazione Antonio Mazzotta. Per l’occasione, alcune delle opere custodite nel Museo Segantini di St. Moritz hanno lasciato la Svizzera. Il pittore amava molto l’Engadina che scelse come sua patria dopo gli anni di formazione a Milano. La sua casa dal 1894 alla morte era a Maloja, vicino al confine con la val Chiavenna e qui si possono seguire le sue tracce lungo il cosiddetto Segantini Weg [Percorso Segantini]. Creato nel 1994, in un paio d’ore di camminata tocca i luoghi più significativi per la vita dell’artista. Si parte da Casa Segantini che è ancora di proprietà della famiglia, l’”Atelier”, come è chiamato fu piuttosto lo studio e la biblioteca privata. Giovanni non vi lavorò mai. Chi lo utilizzò veramente come atelier fu il figlio Gottardo, anch’egli apprezzato pittore.
Lo sguardo dell’artista
La bella costruzione in legno è un modello in scala del padiglione dell’Engadina per l’Expo di Parigi del 1900, un progetto che naufragò per mancanza di finanziamenti. Il percorso conduce anche alla Chiesa Bianca dove fu esposta la salma di Segantini. Un po’ nascosto, c’è il piccolo cimitero con la sua semplicissima tomba ricoperta di fiori blu, dove è sepolto insieme alla sua Bice (al secolo Luigia Bugatti), amatissima ma mai sposata, e dei suoi figli. Uscendo dal paese, seguendo la strada cantonale verso il passo, proprio dove c’è il cartello “Maloja” c’è uno spiazzo che domina la vallata, una vista che Segantini aveva bene in mente ed è stata più volte citata nei suoi dipinti. Il Segantini Weg tocca anche la Torre Belvedere e le “marmitte dei giganti”. Dal tetto della torre la vista spazia sul bosco del passo Maloja, sulla piana dei laghi dell’Alta Engadina, verso sud nella Val Forno e Val Muretto fino al confine italiano. Più oltre, lo sguardo scende nella Val Bregaglia, nel paese di Casaccia e alla diga dell’Albigna e infine verso ovest nella Val Maroz e verso il maestoso Piz Duan. Le “Marmitte” costituiscono l’ambiente dove Segantini dipinse il quadro “La vanità”.
Il Museo Segantini e un percorso escursionistico
L’amore di Segantini per l’Engadina era pienamente ricambiato. A St. Moritz, nel 1908, appena dieci ani dopo la sua morte fu aperto il Museo Segantini, a tutt’oggi la più grande e importante raccolta di opere del pittore. Il museo è ospitato un una specie di imponente mausoleo in pietra grigia coperto da una cupola sotto la quale c’è il “Trittico delle Alpi”, tre grandi tele sul ciclo della vita. L’ultima e incompiuta opera. Anche St. Moritz ha dedicato a Segantini un breve percorso tematico che passa nel bosco dietro il museo. Sei pannelli raccontano la sua vita e le opere. Sempre legato ai luoghi dell’artista e dedicato ai buoni camminatori è la Senda Segantini, un percorso escursionistico medio-difficile attraverso i paesaggi montani engadinesi e della Sursette. In quattro tappe, per un totale di 79 chilometri, si percorre la vita del pittore. Si va da Savognin a Samedan che fu la prima residenza grigionese dell’artista, con i panorami che affascinarono il pittore, fino al Museo come l’Alp Flix, i passi del Settimo del Maloja, i laghi dell’Engadina e lo Schafberg, il monte sopra Pontresina dove Segantini morì improvvisamente in una capanna (la cosiddetta Chamanna Segantini che si raggiunge con un sentiero che parte dalla stazione a monte della funicolare di Muottas Muragl) colpito da un attacco di peritonite fulminante. Si narra che nell’agonia Segantini chiedesse di essere spostato vicino alla finestra per potere vedere un’ultima volta i “Suoi monti”, quelli che tante volte aveva rappresentato nei suoi quadri.































