
Per quelli, come me, che hanno ormai qualche anno in più, la Svizzera ha significato per molto tempo un mondo ordinato e tranquillo, trasparente e sincero. Ma la Svizzera era anche il canale televisivo aggiunto al primo e secondo della RAI, che solo pochi potevano avere il privilegio di captare e dove faceva bella mostra di sé uno sport tanto amato e frequentato, forse un po’ difficile da seguire, perché le immagini erano spesso velate da un fruscio e da una fastidiosa punteggiatura che rendevano quel dischetto di gomma un oggetto ancor più misterioso. Allora si chiamava disco su ghiaccio e, nello scorrere dei ricordi, affiorano le immagini di sfide epiche e coraggiose, l’immensa muraglia umana dell’Allmend di Berna, la fumosa Schluefweg di Kloten, ma soprattutto quelle partite uniche e irripetibili, a volte sotto la neve che cadeva copiosa, di Lugano e Ambrì.
Chi ama, o vuole semplicemente avvicinarsi, per curiosità, a uno sport fatto di abilità, velocità, coraggio, intelligenza, spettacolo, non può non aver assistito ad almeno una sfida tra le due compagini ticinesi in quella occasione di incontro/scontro che, in una parola inequivocabile, si chiama IL DERBY. La partita per antonomasia è andata in scena oltre 200 volte, sempre nuova, sempre irripetibile. Eppure i temi restano quelli consueti: il campanilismo che, nello sport, non guasta mai, la città contro la montagna, il ricco contro il povero, la tecnica contro il cuore e, spettacolo nello spettacolo. Per non parlare della coreografia delle tifoserie. Una delle più originali, ad Ambrì ha avuto persino gli onori della menzione in un lungo e interessante articolo nel sito della International Ice Hockey Federation: si vedeva un’immensa carta geografica della Svizzera con il paese gallico di Asterix e Obelix in luogo di Ambrì e Piotta e i due simpatici personaggi regolarmente presenti aggrappati alla balaustra.
Oggi le sfide, almeno a Lugano, si giocano nella comoda e accogliente Rèsega; ad Ambrì, ancora nella vecchia, vetusta, acciaccata Valascia, dove il freddo regna sovrano ma il calore umano dei tifosi basta e avanza. Tra non molto, come tutti i retaggi del passato, anche la vecchia pista andrà in pensione, per sempre. Ma per chi avesse il desiderio di fare un tuffo nel passato, di frequentare qualcosa di unico al mondo, perché non fare una capatina ad Ambrì e assistere ad una partita? C’è tempo sino al 2018!
Cornelio Turri
Nato a Legnano (MI), appassionato di hockey su ghiaccio da moltissimi anni, ha frequentato prima le piste italiane e, da almeno quindici anni, in compagnia di suo figlio Francesco, quelle della vicina Svizzera (soprattutto Lugano e in particolare Ambrì). Collaboratore di siti web di hockey da qualche anno, attualmente è collaboratore di www.hockeyok.it.































