Viaggio in Vallese, benessere termale, ottimi vini e leggende

 Les Bains du Val d'Illiez
Foto: Les Bains du Val d’Illiez

Questa settimana vi facciamo venire un po’ di invidia. Svizzy e i suoi amici umani sono appena rientrati da un viaggio in Canton Vallese con un programmino alquanto stressante! Una missione quasi (im)possibile: fare il pieno di benessere alle terme di Val d’Illiez e Saillon. Le foto che vedrete hanno ancora i colori dell’autunno in attesa di imbiancarsi.

Il Cantone ha un cuore profondo di acqua calda e benefica con ben sei stazioni termali. I romani, saggi, ne conoscevano già le proprietà. Oggi quelle stesse acque risanano la muscolatura, le malattie croniche delle articolazioni, stimolano la circolazione ma non solo, sono soprattutto fonte di benessere, anzi wellness come va di moda dire oggi e divertimento, con una ricca offerta di hammam, saune, docce emozionali, scivoli e piscine per i più piccoli e SvizzerAmo le ha provate per voi.

Insomma, un invito a staccare la spina e a concedersi una pausa coccolosa magari dopo una bella discesa, visto che fra poco inizia la stagione invernale e il Vallese è pieno di comprensori sciistici. Sul portale turistico del cantone si trovano le info sui pacchetti. Info: www.valais.ch

Piatto vallesano
Le delizie autunnali al ristorante “Le Communal”

Thermes Parc – Les Bains du Val d’Illiez

Al cospetto delle aguzze cime chiamate Dents du Midi Dents Blanches e incorniciato dagli alberi dai colori aranciati dell’autunno, arriviamo nell’ultimo nato tra i centri termali vallesani: il Thermes Parc “Les Bains du Val d’Illiez” (www.thermes-parc.com) che si trova vicino ad Aigle e Champéry nel grande comprensorio internazionale delle Portes du Soleil, al confine con la Francia.

Le sue acque termali terapeutiche, di tipo sulfureo, sono ricche di calcio e magnesio, particolarmente indicate per il trattamento dei problemi articolari e circolatori. Noi abbiamo provato le piscine interne ed esterne riscaldate a 34°, le vasche idromassaggio (siamo rimasti a mollo pacificamente!) e poi una piccola spa-zona relax con bagno turco, saune e il tylarium (un misto tra le due). La struttura comprende anche un residence molto pratico con l’uso della cucina, una soluzione comoda per le famiglie con i bambini.

Dopo un pomeriggio di relax, ci aspetta una meritata cenetta con i tesori del bosco (siamo nel periodo della “chasse”, la cacciagione). Nel piatto: cervo, cinghiale, funghi e zucche della Valle d’Illiez in un ristorantino accogliente e caloroso chiamato “Le Communal” (hotelcommunal.ch). Ottima la birra artigianale 7Peaks Brasserie che fa da biglietto da visita del territorio, prendendo in prestito il nome delle cime che sormontano la valle.

 I Bagni di Saillon
I Bagni di Saillon

Verso Saillon, un altro “tuffo” termale

Lasciamo la Valle d’Illiez a bordo di un trenino che collega Champéry ad Aigle nel silenzio del paesaggio autunnale. Sembra di essere all’interno di un plastico ferroviario. La nostra meta? I Bagni di Saillon, un paese nel cuore del Vallese tra Sion e Martigny, disteso nella soleggiata Valle del Rodano (www.bainsdesaillon.ch).

La struttura è vasta, comprende quattro bagni termali, una piscina da 25 metri e una corrente termale molto divertente dove puoi farti trascinare facendo delle piccole soste in una grotta con l’idromassaggio e in un’altra nicchia laterale.

Piacevole l’ambiente benessere con un villaggio di saune e la spa Espace Carpe Diem dove si utilizzano prodotti locali per i massaggi e le altre cure. Fieno, olio d’arnica e di stella alpina o ancora le scaglie di marmo di Saillon riscaldate. C’è anche un centro fitness per i più sportivi. La sera se vi fermate poi a cena nel complesso che è anche un hotel, le piscine si illuminano di tanti colori e al tramonto la vista spazia sui vigneti, vera ricchezza di questo angolo di Vallese.

Saillon con i colori autunnali
Saillon dai colori autunnali

Farinet tra storia, mito e vigne

Saillon si riconosce da lontano. I resti della fortezza medioevale, con le sue fortificazioni, il bastione e la rotonda torre Bayart dominano la valle del Rodano da Martigny a Sion e raccontano del periodo d’oro del paese fra il X e XV Secolo e spiccano in cima a una ripida collina con il borgo antico che si estende ai suoi piedi.

Lo caratterizzano stradine e passaggi stretti e ripidi tra le case in pietra. La chiesa barocca dei SS. Caterina e Lorenzo domina l’abitato ma il luogo più significativo è il cosiddetto Giardino medievale che si sviluppa su una serie di terrazzamenti. Anticamente fungeva da orto per la comunità monastica, oggi gli ortaggi si alternano a piante ornamentali e un percorso didattico racconta la storia delle coltivazioni più diffuse in zona nei tempi antichi. Scarpe buone e un po’ di fiatone sono stati i nostri alleati nella scoperta del paese.

Farinet
Il sentiero di Farinet a Saillon. L’artista Theo Imboden ha creato 21 sculture in vetro che raccontano la vita di questo personaggio e che accompagnano i visitatori fino al più piccolo vigneto del mondo.

Saillon è legata al nome di Farinet 1845-1880. Originario di Saint-Rhémy-en-Bosses in Val d’Aosta fu soprattutto un falsario che coniava solamente le monete da 20 centesimi perché ai tempi erano fatte in Mistura – una lega di argento a basso titolo – ed erano facilmente spendibili.

Arrestato dalle autorità vallesane e imprigionato, evase e si rifugiò a Saillon dove trovò una morte misteriosa cadendo da un dirupo nella strettissima gola del torrente Salentse. La sua vita da fuggiasco e la sua fine tragica sono diventate leggenda. Secondo i più era una specie di Robin Hood locale, amato dai poveri ai quali donava le monete false e dalle donne per il suo fascino.

Quale che sia stata la verità, Saillon celebra il suo antieroe con la Passerella di Farinet. Siamo su un ponte di acciaio sospeso a 136 metri sulla gola dove il falsario trovò la morte e ci godiamo uno splendido panorama sul Rodano, la valle e i vastissimi vigneti.

Saillon
Il borgo medielave di Saillon si affaccia sulla valle del Rodano
SAillon
Sentieri tra i vigneti

Qui c’è una splendida colomba che tiene nel becco un grappolo d’uva, opera in metallo del famoso artista svizzero Hans Erni, che collega idealmente il ponte al vigneto più piccolo del mondo: la Vigna della Pace, di proprietà del Dalai Lama; solo 1,618 metri quadrati e tre piantine che producono meno di un litro di mosto il quale è poi mescolato con quello di alta qualità offerto da un produttore locale per ricavare 1’000 bottiglie da vendere per beneficenza.

La cosa curiosa è che le piantine sono curate da personalità della cultura (tra i quali, appunto, Erni), dello spettacolo, dello sport e della politica di tutto il mondo che vengono qui a lavorare per qualche ora. Alla vigna ci si arriva lungo il Sentier des Vitraux, un percorso di un’oretta, puntellato da 21 stazioni, come una via crucis, segnalata da un’opera artistica in vetro che racconta l’epopea del falsario. Il sentiero inizia nella piazza Farinet, sotto il borgo medioevale, dalla statua a lui dedicata.


RINGRAZIAMENTI

Per realizzare questo servizio abbiamo avuto il sostegno di:

A queste istituzioni e alle persone che ci lavorano il nostro grazie di cuore.