Un fisico italiano a Berna la città di Einstein

Ciro Pistillo
Ciro Pistillo alla sua postazione di lavoro

La rubrica Italiani in Svizzera si arricchisce della voce di Ciro Pistillo che vive a Berna da dieci anni. In questa intervista ci raconta la sua storia, il suo presente in qualità di docente e ricercatore all’Università della capitale federale e le sue aspettative per il futuro. Buona lettura!

Ciro, raccontaci qualcosa su di te. Le tue origini, il tuo percorso formativo e professionale fin qui.

Sono partenopeo d’origine, i miei primi trent’anni li ho vissuti in quel piccolo angolo di Paradiso delimitato da penisola Sorrentina e Costa d’Amalfi. Ho frequentato il Liceo Classico a Castellammare di Stabia e in quegli anni, grazie a un prof. di Matematica e Fisica davvero in gamba e alla lettura di svariati libri di divulgazione (Stephen Hawking in primis) è nata la mia passione per la Fisica.

All’Università Federico II di Napoli si è svolto il mio percorso formativo, prima come studente e poi come dottorando. Poi l’Università di Berna mi ha offerto un contratto di postdottorato di 4 anni e ho deciso di trasferirmi. La cosa non era pensata per essere definitiva ma alla fine del contratto è arrivata la proposta di assunzione a tempo indeterminato come docente e ricercatore ed ho deciso di restare.

Un fisico italiano che fa ricerca in Svizzera, a Berna, la città della teoria della relatività di Einstein. Com’è lavorare qui?

L’Università è un po’ come la città: a misura d’uomo. Non me la immagino molto diversa 100 anni fa, un ambiente molto rilassato e quindi il posto ideale per elaborare nuove teorie rivoluzionarie! Il nostro istituto di Fisica delle Alte Energie è relativamente piccolo, ci si conosce tutti bene e c’è molta interazione fra i vari gruppi di ricerca. È un ambiente molto dinamico e un bel mix di nazionalità e culture diverse.

La casa di Albert Einstein nel centro di Berna
La casa di Albert Einstein nel centro di Berna. Credit: Bern Tourismus

Sono molte le differenze tra la realtà accademica elvetica e quella italiana? Come si conciliano e arricchiscono vicendevolmente i due mondi?

Si, le differenze sono molte. Quello svizzero è un sistema più “aperto”, ci sono finanziamenti a sufficienza e se hai un progetto di ricerca interessante riesci a portarlo avanti. Un anno dopo essere arrivato a Berna ho proposto un corso innovativo e mi sono ritrovato a essere titolare di cattedra. In Italia a un titolare di borsa post-dottorato difficilmente accade.

Di contro l’Università italiana offre una preparazione di base più solida e vedo anche motivazioni più deboli qui nei miei studenti. Sanno che troveranno un buon lavoro nel privato a titolo appena conseguito e non hanno particolari stimoli a tentare la carriera accademica che presenta un percorso molto più lungo e con minore probabilità di successo.

Sono ormai dieci anni che sei in Svizzera e anche i tuoi figli stanno crescendo qui. Cosa vuol dire vivere tra due realtà?

Dure realtà molto diverse aggiungerei, Berna a Napoli sono per molti versi davvero agli antipodi. Credo che l’atteggiamento corretto sia portarsi dietro le cose positive, e lasciarsi invece quelle negative alle spalle. Ho deciso di restare in Svizzera perché mi è stato offerto un buon lavoro, perché il tenore di vita è sicuramente più alto, perché funziona tutto alla perfezione e posso garantire un futuro più roseo ai miei figli. Ma allo stesso tempo ho importato il mio modo di essere e di relazionarmi con gli altri.

Al forte individualismo della società svizzera contrappongo un modo diverso di vivere le relazioni sociali, la nostra idea di famiglia allargata, con zii, nonni e cugini che rivestono sempre un ruolo di primo piano. Viviamo a 1000 km di distanza dai nostri cari, ma basta un computer e una videocamera per farli partecipare, ad esempio, alle nostre feste di compleanno. E quando poi ci viene nostalgia del mare e della pizza con un’ora di aereo siamo a Napoli.

Credo che la cosa migliore che uno possa fare con i propri figli è quella di proporre loro tanti modelli di vita alternativi, in modo da metterli in grado di poter scegliere un giorno con piena consapevolezza quale sia il proprio giusto equilibrio.

Ciro sul lago di Oeschinen in Canton Berna
Ciro sul lago di Oeschinen in Canton Berna

SvizzerAmo parla di turismo nella Confederazione ed è realizzato da due italiani. A volte, da outsider è più facile cogliere aspetti inediti. Hai qualche suggerimento da dare ai nostri lettori? Luoghi particolarmente significativi e che hai nel cuore?

Berna e le sue Alpi sono conosciuti ovunque nel mondo e da sempre mete turistiche per eccellenza. Vivendoci pero’ ho imparato a scoprire tanti posti meno conosciuti all’estero ma invece ben noti ai locali.

Tra i posti a cui sono più legato menzionerei Oeschinensee, una delle tante piccole località sciistiche della zona con un bel lago a circa 1500 metri di quota, ghiacciato d’inverno e navigabile con piccole barche d’estate. Con una bella pista di slittino per tornare a valle dopo aver sciato. È solo uno dei tanti posti fantastici dell’Oberland bernese, che per gli amanti del trekking su sentieri di montagna o dei percorsi in mountain bike, oltre che dello sci ovviamente, è davvero una miniera d’oro.

Cito anche Gruyères, piccolo paese medioevale nel canton Friborgo dal fascino speciale. Soprattutto d’inverno quando fa freddo e c’è la neve, mangiare fondue in un ristorante caratteristico in legno è un’esperienza davvero unica.