Monte Generoso, un balcone tra Italia e Svizzera

Monte Generoso
Il trenino a cremagliera che sale e scende del Monte Generoso.
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Se si osserva una carta della Svizzera si nota che il confine con l’Italia è molto contorto e, per certi versi, innaturale. Non c’è un grande fiume, come il Reno a Nord o un lago. Si può dire che la storia e la politica abbiano prevalso sulla geografia.

In particolare, c’è un punto dove la Svizzera si incunea profondamente nella Lombardia tra le province di Varese e Como ed è chiuso a nord dal Lago di Lugano: il Mendrisiotto, nel Canton Ticino, un triangolo di terra piccolo ma ricco di tesori da vedere.

Mendrisio ne è la “capitale”, ha un borgo antico con bellissimi palazzi come Casa Croci, Villa Argentina, Palazzo Pollini o Palazzo Turconi dove il famoso architetto Mario Botta (che è nato qui) ha installato la sede dell’Accademia di Architettura che fa parte dell’Università della Svizzera Italiana.

Mendrisio, tra arte e fiere tradizionali

Il bello è di casa a Mendrisio anche con i suoi luoghi espositivi. Il Museo d’arte è ospitato nell’ex-convento dei Serviti di epoca medioevale e custodisce opere dal XVI al XX Secolo. Sono conservati anche oltre 650 Trasparenti eseguiti dalla fine del XVIII secolo fino ai giorni nostri. Sono dei dipinti su tela raffiguranti le scene della passione di Cristo che sono portati in giro durante le processioni notturne della Settimana Santa e sono retroilluminati. Un patrimonio di straordinario valore particolarmente importante per la storia locale.

Un altro nome nella storia dell’arte è Vincenzo Vela la cui splendida villa a Ligornetto, poco fuori dal centro è oggi museo. Per tornare un po’ bambini la Galleria Baumgartner, accoglie una preziosa collezione di trenini esposti in grandi bacheche e in movimento su grandi plastici.

Il parco del Museo Vincenzo Vela
Il parco del Museo Vincenzo Vela

Dal 1684, attorno all’11 novembre si tiene la Fiera di San Martino. Nel 2017 durerà tre giorni dal 10 al 12. Il luogo è il vasto piano che lambisce i contrafforti del Monte Generoso dove, nel centro, sorge l’antica chiesa romanica che alimenta il culto del santo cavaliere.

È una fiera agricola dove fanno bella vista i prodotti locali: i pesciolini del lago, castagne e funghi dei boschi, formaggi degli alpeggi, poi ancora salumi e dolci. Naturalmente non possono mancare i vini visto che il Mendrisiotto è terra a forte vocazione viticola. Ci sono anche i prodotti artigianali e la fiera del bestiame.
Info: www.mendrisiottoturismo.ch

Fiore di Pietra
Svizzy si fa un selfie davanti al Fiore di Pietra di Mario Botta.

Fiore di Pietra, la nuova opera di Mario Botta

Visto che abbiamo accennato al Monte Generoso, parliamone un po’. È un cocuzzolo di 1’704 metri a cavallo tra Svizzera e Italia, tra la sponda del lago di Lugano, e la comasca Val d’Intelvi. Il modo più comodo di salire è con il trenino da Capolago.

Sono quaranta minuti di viaggio per percorrere nove chilometri dal Lago di Lugano, passando in mezzo ai boschi e arrivare quasi in cima, dove ormai gli alberi sono scomparsi sostituiti da rocce e arbusti, fino a uno spiazzo da dove parte il sentiero che sale a zig-zag continuando a passare tra Svizzera e Italia.

La vetta segna il confine ed è suddivisa tra i comuni di Rovio e San Fedele Intelvi. È una passeggiata di circa 15 minuti. La vista spazia poi libera a 360° sulla Pianura Padana (con il bel tempo si vede benissimo Milano), sugli Appennini e sulle Alpi con il Monviso, il Cervino e il Massiccio del Gottardo. Ai piedi, il Lago di Lugano.

Fiore di pietra
Pranzo raffinato con supervista

Al capolinea della ferrovia spicca il “Fiore di Pietra“, recentissima opera di Mario Botta inaugurata nel marzo 2017. Un edificio dalla forma particolare: come un fiore in cemento armato rivestito di pietra grigia e vetro che si richiude su se stesso. Ci sono un grande terrazzo panoramico e due ristoranti: un self-service e uno, invece, elegante e ricercato sotto la guida dello chef stellato Luca Bassan con i vini ticinesi selezionati da Paolo Basso, campione mondiale dei sommelier 2013.

Sul pianoro c’è anche un osservatorio astronomico, inaugurato nel 1996 da una madrina d’eccezione: l’astrofisica Margherita Hack e considerato uno degli Osservatori pubblici all’avanguardia in Europa per le sue peculiarità tecniche. Sono organizzate delle serate di osservazione e per gruppi di almeno 40 persone sono possibili salite serali con treni speciali della ferrovia del Monte Generoso. Info: www.montegeneroso.ch

Fiore di pietra
I bozzetti preparatori dell’architetto Botta.

Lungo i sentieri dei contrabbandieri

Il trenino non è l’unico mezzo per salire sul monte. Nel corso dei millenni soldati, commercianti, pastori, contadini e contrabbandieri hanno creato una miriade di sentieri in un continuo andare e venire da una parte e dall’altra del confine. A Erbonne, passa uno di questi sentieri che dalla comasca Val d’Intelvi porta in Ticino. Un ponte in legno sul torrente Breggia unisce le due sponde.

Questo minuscolo e pur tuttavia importante valico fino a pochi anni fa era presidiato da una casermetta della Guardia di Finanza in una continua sfida tra loro (i “burlanda”) e gli altri (gli “sfrüsaduu“, i contrabbandieri in dialetto locale). Oggi questa casermetta è diventato un piccolo museo che mostra gli “strumenti del mestiere” utilizzati dagli spalloni e le contromisure, mentre Il confine è aperto agli escursionisti a piedi.

Erbonne
Il ponticello di legno che collega Svizzera e Italia
Erbonne
Il piccolo ma delizioso museo dedicato ai finanzieri e ai contrabbandieri

Sempre da Erbonne, un sentiero sale in cima al Monte Generoso passando da due grotte abitate fin dall’epoca preistorica. La più famosa si trova a poche centinaia di metri dalla vetta ed è stata scoperta solo nel 1988. È chiamata “Grotta dell’Orso” anche se il vero nome è: Caverna Generosa perché al suo interno sono stati trovati i resti di oltre 500 esemplari di orso della specie Ursus spelaeus, animali che potevano pesare fino a 1’000 chili, vissuti fino a 14-15.000 anni fa e poi estinti. La Grotta ha uno sviluppo di oltre 200 metri, 70 dei quali sono visitabili. Tra i 40’000 reperti, che rendono questo sito uno dei più importanti d’Europa, si trovano non soltanto resti di orso ma anche manufatti attribuibili all’uomo di Neanderthal.

Contrabbandieri
La memoria dei cimeli nel museo di Erbonne

La Val d’Intelvi si estende tra due laghi. Inizia ad Argegno sulle sponde del Lago di Como e sale fino a Lanzo d’Intelvi a picco sul lago di Lugano. La Sighignola è la località del cosiddetto “Balcone d’Italia” proprio sopra Campione d’Italia e separato da esso da una piccola striscia di territorio elvetico. Da lì si ha una vista stupenda. Sulla sinistra spiccano il Monte Generoso, il Monte San Giorgio (patrimonio Unesco importante per i ritrovamenti geologici), e Melide con il famoso ponte diga sul lago. Di fronte, dietro Lugano e i suoi due monti (San Salvatore e Brè), la vista spazia sulle Alpi fino al Monte Rosa e al Cervino e su tutto il lago di Lugano.

Sighignola
La Sighignola è la località del “Balcone d’Italia”, a cavallo tra i due Paesi
Sighignola
Lugano vista da Sighignola

La Lombardia meno nota, ecco la Val d’Intelvi

Se il versante svizzero è ripido e roccioso, quello italiano è molto più dolce e ricoperto di boschi, una caratteristica questa di tutta la Val d’Intelvi che è aperta e soleggiata. Un paradiso per chi ama passeggiare nella natura senza particolari difficoltà o asperità.

All’inizio del ‘900 era una delle mete preferite dei milanesi abbienti dove costruire le loro case per la villeggiatura e ancora oggi ce ne sono molte. E a proposito di ricordi del ‘900, quando l’Italia entrò nell’orribile macello che fu la I Guerra Mondiale le autorità militari che temevano un attacco dal Nord da parte dei tedeschi provvidero a rinforzare il confine con una serie di fortificazioni, la cosiddetta Linea Cadorna.

Val d'Intelvi
Gli splendidi paesaggi della Val d’Intelvi con il Lago di Como sullo sfondo

Anche la Val’d’Intelvi fu coinvolta in questa grande opera militare (oltre 240 chilometri di fortificazioni, seconda in Europa solo alla Linea Maginot francese) e oggi, dopo un secolo, ne rimangono i resti: trincee, gallerie, mulattiere e postazioni per artiglieria e c’è un facile sentiero che ne percorre la linea, quasi tutto all’interno dei boschi.

Molta più serenità donano le visite ai patrimoni artistici. A Scaria, di fianco alla chiesa, c’è il Museo d’Arte Sacra che conserva preziose opere di artisti della valle, come una piccola croce processionale in rame sbalzato e dorato che risale al XII secolo; le seicentesche sculture in legno di Ercole Ferrata o opere del pittore Carlo Innocenzo Carloni. Il paese di Dizzasco, invece, è lui stesso un museo.

Val d'Intelvi
La piazzetta del Museo d’Arte Sacra di Scaria
Arte sacra
Una delle sculture lignee esposte all’interno del museo

Per un’antica storia è rimasto per tutti “Il paese degli asini” e di questo nomignolo i dizzaschesi ne hanno fatto un vanto, ornando ogni angolo con opere d’arte ispirate al simpatico (e intelligente) quadrupede. Un vero museo all’aperto che si scopre girovagando per le viuzze del centro storico, per poi terminare da Oreste, l’oste locale, un simpaticissimo finto burbero con la sua cucina del territorio. Gustosa e semplice. Info: www.valleintelviturismo.it

Dizzasco
Dizzasco, un museo a cielo aperto in cui il protagonista è l’asino

Dizzasco

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