Intervista a Chris Von Rohr, icona della storia del rock svizzero

Chris von Rohr
Chris von Rohr insieme alla sua band, i Krokus

In occasione del festival Snowpenair, abbiamo realizzato un’intervista a Chris Von Rohr, bassista e leader della band Krokus, la più grande icona della storia del rock svizzero. Fu lui a fondare il gruppo nel 1975 a Soletta assieme al chitarrista Tommy Kiefer. Per un certo periodo ne fu escluso e divenne il produttore dei Gotthard, all’epoca una giovane rock band di Lugano che lui stesso portò al successo internazionale negli anni ’90.

I Gotthard sono stati, tra l’altro, gli headliner di Snowpenair per ben due volte, tra cui la prima edizione del 1998. Dopo questa esperienza Chris si è riunito con il suo gruppo nel 2008 e da allora promette di non lasciarlo più. Von Rohr si è intrattenuto con noi nella bella cittadina di Grindelwald, una delle località più rinomate della zona.

Ciao Chris, come va?

Benissimo, amico. Prima stavo pensando agli anni ’60, e quando lo faccio va sempre tutto alla grande!

Quali sono le tue sensazioni nel suonare a Snowpenair, in un palcoscenico così particolare a 2’000 metri di altezza?

E’ una sensazione fantastica. Penso che questa sia la location ideale per un concerto rock. Hard As A Rock, duro come la roccia, cogli la citazione? [AC/DC, NdR]. Non vediamo l’ora, qualsiasi band non vede l’ora di suonare lì. Per noi poi è speciale perché siamo nel nostro Paese e perché è l’ultima data del nostro tour europeo. Infatti pochi giorni dopo partiremo per un tour tra Canada e Stati Uniti. Sarà un saluto perfetto ma torneremo.

I Krokus sono da quarant’anni la band svizzera più conosciuta nel mondo. Come è cambiata la vostra musica in questi anni? Come è cambiato il rock svizzero con voi?

In questi anni noi siamo diventati la band svizzera con più successo nel mondo. Abbiamo sempre avuto uno stile musicale basato su riff forti e incisivi, anche se abbiamo scritto diverse ballate e variato molto la nostra musica. Negli anni ’80 abbiamo avuto il nostro maggiore successo suonando con band come AC/DC, Scorpions e Deep Purple. Io purtroppo fui licenziato dalla mia band per più di venti anni. Negli anni ’90 ho fatto il produttore dei Gotthard, sono stato il loro coach. Li ho portati al successo. Noi e loro siamo le uniche rock band svizzere importanti. La Svizzera è famosa per gli orologi, il formaggio, il cioccolato, non è famosa per la musica rock. Non vedo altri gruppi validi al momento. Per fortuna nel 2008 sono tornato a far parte del gruppo con la formazione storica e non voglio più lasciarlo.

Tu eri il produttore dei Gotthard. Sei lo storico bassista dei Krokus ma all’inizio ne eri il cantante e ne sei anche stato il batterista. Inoltre hai fatto il giornalista, lo speaker radiofonico, hai pubblicato tre libri best seller. Come ti possiamo definire?

Chris von Rohr E’ la vera essenza del rock and roll. Uomo universale, come dite voi in Italia. Penso di essere stato benedetto per avere avuto così tanti e diversi talenti. Il mio vero talento però è l’entusiasmo, la forza di volontà, l’istinto. Io ho studiato per anni la batteria, poi ho cominciato a cantare e infine le esigenze della nostra musica mi hanno portato al basso. Scrivo con la chitarra, per me l’acustica è l’ideale. Per fare il produttore è necessario conoscere bene tutti gli strumenti e gli spazi in cui un gruppo lavora e per quello l’unico studio che serve sono l’esperienza e la strada. Ascoltare, ascoltare, ascoltare. Mi piace anche scrivere di tutto quello che faccio. È il mio lavoro e spero di riuscire a farlo bene.

Voi siete svizzeri, siete famosi nel mondo ma anche nel vostro Paese avete vinto diversi dischi d’oro e di platino. Però cantate in inglese. Da noi in Italia le band che cantano in inglese non hanno molto successo. In Svizzera ci sono ben quattro lingue diverse. Qual è il vostro rapporto con il vostro Paese e il suo pubblico?

Guarda, il nostro rapporto con la Svizzera potrebbe essere definito di amore e odio. Probabilmente dal punto di vista culturale ognuno dovrebbe cantare nella lingua del proprio Paese. Questo per la nostra musica non sarebbe possibile. O meglio, sarebbe possibile ma sarebbe anche ridicolo e limitante. La lingua del rock è l’inglese. Tutti i nostri eroi cantavano in inglese. AC/DC, Who, Kinks. Potremmo cantare in tedesco, francese, italiano o romancio, ma ci limiterebbe una grande fetta di mercato. In Svizzera non c’è una grande comunità hard rock, se non al confine con la Germania. 

Hai citato due band come Who e Kinks. Quindi le vostre radici sono mod? Si dice da sempre che il vostro riferimento siano gli AC/DC, di cui avete anche realizzato un album tributo. Siete invece più legati agli anni ’60?

KrokusAssolutamente sì. Gli anni ’60 sono stati il periodo migliore per il rock e io ho avuto il privilegio di viverli. Non c’era industria, c’era solo la musica. Era incredibile. Riguardo agli AC/DC è vero che noi dobbiamo moltissimo alla loro influenza, ma la nostra discografia ha due facce diverse. Abbiamo scritto canzoni che gli AC/DC non avrebbero mai cantato. Un lato della nostra storia è AC/DC, ma l’altro è completamente diverso. E anche quando suoniamo come loro, spesso lo facciamo meglio. Ad esempio i nostri ultimi due dischi alcuni critici li hanno paragonati ai loro Higway To Hell e Back In Black. Lo so, ci vorrebbe un po’ di autocritica ma amo troppo questa band… (sorride).

 

Un’ultima domanda Chris. Quali progetti avete per il futuro? Nuove date in Svizzera o in Italia?

Assolutamente. Il feeling tra di noi è più forte che mai. Ora suoneremo in America poi torneremo in Europa. Possiamo passare ovunque, siamo già stati a Milano. Vogliamo portare la musica alle persone. Non abbiamo ancora parlato di un nuovo album in studio ma potremmo realizzarne uno.

(Giulio Monga)